di Pasquale Scarano

I personaggi del famoso western di Sergio leone rappresentano emblematicamente ed in maniera perfetta, la storia di un match insignificante ed inespressivo tra Potenza e Rende, ma tutto sommato utile per non contabilizzare una sconfitta e guadagnare un punto in classifica.

Buono, appunto, è il risultato, tenuto conto che,dalla ½ ora in poi, i leoni hanno giocato in dieci uomini per l'inesplicabile espulsione di França entrato con il piede a martello su Franco, nome omologo maschile del brasiliano. Brutto è stato il gioco espresso dalle due compagini: i bianco-rossi si dimostravano pronti al pressing alto sui difensori avversari, con conseguente conquista e possesso del pallone, senza esprimere, però, qualità ed efficacia nel gioco offensivo, che si rivelava casuale ed inconsistente. I rossoblu,altrettanto, anche prima dell'espulsione del proprio cannoniere principe, si limitavano a stare sulle proprie, senza provare ad impossessarsi della gestione del gioco e tentando soluzioni d'attacco, solo con qualche ripartenza, sui precisi lanci di Giosa ed Emerson dalle retrovie.

Il cattivo, è stato già individuato, è rappresentato dal nostro Carlos, che nella circostanza ha messo in difficoltà i propri compagni di squadra con l'inopinata e sorprendente espulsione. Un quadro non esaltante, ma sul quale hanno inciso, per quanto riguarda il Potenza, la condizione fisica appannata e l'assenza di brillantezza, dovute anche ai ripetuti impegni settimanali. Lo scacchiere tattico presentava i leoni con il 3-5-2 , dove Breza era tra i pali, con Giosa al centro della difesa affiancato da Di Somma ed Emerson; a centrocampo Matera era coadiuvato da Ricci e Guaita con l'appoggio degli esterni Sepe e Coccia e con França e Lescano in zona offensiva.Gli uomini della Sila si schieravano con un ambizioso 3-4-3: Savelloni era a guardia della porta protetto dai difensori Minelli, Sabato e Bei, in mezzo al campo giostravano Bonetto e Franco con Viteritti e Zivkov esterni a sostegno, molto efficaci nella propulsione ed in attacco il trio Borello, Vivacqua e l'ex Leveque. Da questo ambaradan è risultato il rispettivo annullamento dei rispettivi attacchi e delle rispettive fonti di gioco, con la conseguenza che un po' di vivacità è stata manifestata dagli esterni, Coccia e Sepe per i lucani e Viteritti e Zivkov per i Rennitani, comunque nulla di cui esaltarsi.

Nel 1° game, a parte due conclusioni nei primi 6 minuti di Guaita, tiro sopra la traversa dopo uno scambio con Franca,e risposta di Borello con rasoiata a sfiorare il 2° palo alla sinistra di Breza, bisognava attendere il 47°, quando Coccia, rubato un pallone ai centrali avversari, da essi tallonato, s'involava quasi da metà campo fin dentro l'area bianco-rossa, calciando in maniera impropria, tanto da consentire la respinta del portiere.Nello stesso 1° tempo mister Raffaele, con i leoni in 10, inseriva Coppola a fare il terzino al posto di Guaita infortunato, e nello stesso tempo spostando Coccia al posto dell'argentino, per un 4-4-1, con una tenuta difensiva che la difesa a 3 non poteva offrire.

Nel 2° game Raffaele sostituiva l'intero centrocampo costituendo il trio centrale Piccinni, Coppola e Dettori e schierando Sales a terzino per colmare lo spostamento di Coppola al centro del gioco, senza mutare, però, l'assetto tattico.Le risultanze di queste strategie, sono state piuttosto miserelle, a parte qualche mischia da una parte e dall'altra, con Zivkov, Borello, Dettori e Giosa, neutralizzati da azioni difensive abbastanza efficaci. Il match, dunque, ha avuto la sua logica conclusione, ma ha sollevato pressanti interrogativi, sui livelli di condizione fisica e mentale degli uomini di Raffaele. Solo i due prossimi impegni, al Granillo, contro una rinforzata Reggina e poi al Viviani, ospite il Siracusa, sveleranno il mistero sulla natura guerriera degli uomini del team rossoblu.

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