di Pasquale Scarano

“Horrible match“ l'avrebbero definito i britannici, l'incontro tra Potenza e Rieti, trascinatosi, per quanto attiene la vigoria fisica, sui binari di un calcio stile rugby (grazie anche alle concessioni dell'arbitro Sig. Zufferli di Udine), con... zuffe continue e lotte serrate soprattutto nelle zone centrali del campo.

Gioco spezzettato, dunque, confusionario, non si arrivava a 3 passaggi di fila, che ha prodotto ben poco sul piano squisitamente tecnico. Eppure, è bastato l'ingresso di Guaita e Genchi votati a supportare França, per ammirare la percussione del “gaucho”, al 42° del 2° tempo, con cross pennellato per il mitico Carlos pronto, con la solita sospensione, ad incornare imparabilmente sul secondo palo, un pallone imprendibile per Marcone, siglando il goal della vittoria. Così è crollato il catenaccio di mister Capuano, condotto da 11 giovanotti di scarse speranze tecniche, che hanno corso a perdifiato andando in pressing in tutte le zone del campo, e soffocando la manovra degli uomini di Raffaele.

I discendenti di Rea Silvia, vestale sconsacrata fondatrice della città reatina, si attestavano a difesa con un coriaceo 5-3-2, in fase di chiusura, e con 3-5-2 in fase d'attacco schierando Marcone tra i pali, Mattia, Gigli e Zanchi difensori centrali, con Maistro, Carpani e Marchi a centrocampo e Gondò e Cernigoi punte di nome ma di fatto anche loro incontristi.

I leoni di Raffaele presentavano Breza in porta, Emerson, Giosa e Sales come pacchetto centrale difensivo, Matera, Dettori e Ricci nella zona nevralgica, sostenuti da Sepe e Coccia sugli outs a sostegno di França e Longo a caccia di gloria in avanti, per un 3-5-2 decisamente prudente. Tenuto conto del fatto che i rossoblù sono riusciti a vincere nei minuti finali, nasce l'interrogativo sul perché di uno schieramento con un solo attaccante vero, França, in zona offensiva; forse è stata una strategia studiata a tavolino, ma piuttosto rischiosa, frutto degli allenamenti a porte chiuse, oppure il turn-over ha imposto le sue leggi, con l'alternanza degli uomini a disposizione. In realtà non lo sapremo mai, ma machiavellicamente diciamo che il fine giustifica i mezzi e che quindi, aver raggiunto il successo nei minuti finali, con un atteggiamento più offensivo, in questo frangente di scarsa vena complessiva, rappresenta il dato più importante. Il verdetto indica indispensabile la presenza in formazione, di uomini come Guaita e Genchi a supporto di França; il primo per la capacità di saltare l'uomo e di velocizzare l'azione, il secondo per tirarsi addosso gli avversari, per fare spazio all'immarcescibile Carlos.

Gli esperimenti, quindi, non hanno affatto convinto, considerando la natura prettamente offensiva dell'organico leonino, che dev'essere rispettata, anche alla luce dell'ottimo rendimento difensivo, accresciuto dalla presenza di un Giosa sempre attento nelle chiusure e nei rilanci. D'altronde il calcio contempla anche prestazioni non esaltanti, dove la vittoria arride alla squadra dotata di maggiore qualità e tasso tecnico; l'importante è che la prestazione dei leoni con costituisca un segnale d'allarme per la condizione atletica e mentale della squadra, dalla quale il mondo rossoblù, attende il raggiungimento dell'obiettivo play.off. Per quanto attiene, invece, agli uomini in amaranto, mister Capuano, per gli amici Eziolino, ha da gestire una banda di giovani portati al combattimento fisico d'ispirazione corsaiola, con la speranza di conseguire una dignitosa salvezza con il vecchio detto “palla lunga e pedalare“.

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